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	<title>Il fattore X: la nuova dimensione dell&#039;amore &#187; Blogroll</title>
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		<title>After you&#8217;ve gone</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 20:35:03 +0000</pubDate>
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		<title>I&#8217;ll remain</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2008 10:42:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da troppi giorni ormai pioggia mista a neve rendeva i paesaggio a tratti allegro, a tratti triste Gli inverni a Lake Dunmore non sono mai semplici. E nemmeno facili. La fortuna di poter vedere un lago che si allunga sotto le montagne rende meno pesanti le brevi giornate di luce Quell’inverno il sole aveva messo [...]]]></description>
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Gli inverni a Lake Dunmore non sono mai semplici. ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Da troppi giorni ormai pioggia mista a neve rendeva i paesaggio a tratti allegro, a tratti triste
Gli inverni a Lake Dunmore non sono mai semplici. E nemmeno facili.
La fortuna di poter vedere un lago che si allunga sotto le montagne rende  meno pesanti le brevi giornate di luce
Quell’inverno il sole aveva messo fuori la testa davvero poche volte vinto dal grigiore denso e greve delle nuvole.
Questo non era uno di quei giorni luminosi
Sophie è in casa. Anche lei da troppi giorni ormai. Di uscire non ne ha l’intenzione.
Seduta sul davanzale in legno bianco della finestra vittoriana guarda il Lake Dunmore.
Uno sguardo distante, lungo. Chiamarlo sguardo e solo per rispetto agli occhi che restano aperti, immobili.
Seduta sul davanzale, le ginocchia raggomitolate e tenute dalle braccia intrecciate strette attorno ad esse come per farsi piccola per non esser notata dal destino, come per farsi scaldare da quelle coccole che le mancano tanto.
Il maglione di cachemire grigio chiaro l’avvolge morbido e aderente. Forse l’unica cosa morbida che riesce a sentire. I piedi scalzi non sentono il freddo della finestra.
Sophie è come catatonica.
Passa dalla finestra alla cucina al camino, fonte di calore e unico rumore della casa. Il crepitio atonico secco e irregolare della fiamma ogni tanto la distrae. Pensieri di sconfitte prendono il sopravvento su di lei.
Nemmeno il suo violoncello la riesce a rincuorare.
Tutto è successo all’ultimo concerto. Il Concerto
Una della serate che lei e Troy aspettavano e sognavano da così tanto tempo.
Ce l’avevano fatta. Suonare alla Carnagie Hall a Ney yYork.
Sophie e Troy si sono conosciuti alla Pennsylvania Academy of Music di Lancaster da giovanissimi. Buoni amici per molto tempo, ognuno con la propria vita, le proprie storie.
E’ stato il raduno degli ex-allievi del 2006 che li aveva fatti incontrare di nuovo.
Lui pianista mozartiano. Lei una delle poche violoncelliste jazz che spaziavano dalle origini all’avanguardia. Ognuno con storie di successo e di eccellenza.
Al momento non si erano nemmeno riconosciuti. Erano passati parecchi anni dal diploma.
E come un diapason avevano cominciato a vibrare insieme.
Troy veniva da una storia lunga e amara su cui aveva investito molto e Sophie gli sembrava un segno sulla strada.
Da allora erano andati a vivere a Dunmore Lake a casa di Sophie.
E avevano cominciato a suonare insieme fino ad arrivare, con Angela, l’inseparabile amica che li aveva fatti riconoscere alla festa, alla Carnagie hall, il punto d’arrivo di tutti gli artisti.
Suonavano davvero insieme bene Troy e Sohie. Si chiamavano e si riprendevano con una facilità impressionante, veloci, delicati, forti, così precisi. E Angela, una voce asciutta, roca, quasi sabbiosa. Come un gesso che piatto viene passato sulla carta vetrata sottile.
Jazz Triple. Nomen Omen.
Migliaia di persone ad applaudirli, a gioire portandoli in alto.
E tra il pubblico Sonja, l’ex moglie di Troy
La fine del concerto poteva essere il giorno più bello della loro vita. Ma Sonja era l’angelo nero, quella sera. Era venuta a portarsi via quello che le spettava. Troy era il suo credito.
Da due settimane Sophie è così.
Dei lunghi capelli neri e setosi c’è un solo ricordo sotto quel berretto nero di maglia che si ostina a portare.
E’ quella voglia di scomparire, quel freddo interiore che le lacrime aiutano a diventare ancora più freddo che la lascia così. Essere insignificante, poco gradito al mondo.
E’ retorica dire che Sophie non aveva mai amato nessuno in quel modo. Ma è così. Da quando si erano visti alla festa è stato un sordo martello dentro testa, cuore, pancia.
Così totale, avvolgente, caldo. Un maglione di cachemire, come quello che indossa da due settimane. Feticcio di carezze.
Guardare fuori non serve a niente. Fissare il lago e la strada che lo costeggia è solo una maniglia a cui aggrapparsi nella speranza di vedere la vecchia Volvo familiare rossa di Tr</itunes:summary>
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		<title>Pensieri su Sarah</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jan 2008 09:52:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ogni tanto sale dal profondo delle mie connessione neuronali qualche episodio di Sarah che mi ha fortemente aiutato a comprendere che ormai fossimo alla conta dei punti di briscola. Ricordi che mi intristiscono perché vedo che tutto è caduto come se davvero la casa fosse stata costruita non dico sulla sabbia ma quantomeno su una [...]]]></description>
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		<title>E&#8217; il momento</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jan 2008 22:21:13 +0000</pubDate>
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E'  una cosa che in qualche modo mi soddisfa. Sono bravo ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Seduto sulla vecchia sedia molleggiata della mia scrivania passo le giornate suicidandomi di lavoro.

E'  una cosa che in qualche modo mi soddisfa. Sono bravo nel mio lavoro, ne ho riconoscimenti da colleghi di tutto il mondo. Questi ultimi 4 mesi, da quando la mannaia di Clarice ha reciso il nostro legame, ho passato la maggior parte del mio tempo a lavorare, a viaggiare per lavoro, ad aggiornarmi, a studiare per i prossimi esami del master in comunicazione. Mi sono dato anche alla ginnastica, sperando che in qualche modo il movimento mi facesse produrre più endorfine per superare il dolore. E ho conosciuto persone nuove.

Per 4 lunghi tenebrosi mesi forse non ho voluto vedere altro che il mio dolore. E forse mi è stato fisiologico. Osservarlo, prenderlo in mano, farlo scorrere tra le dita per saggiarne la consistenza, il calore, la resistenza. Ho come vissuto con un cappuccio di lana pesante per non alzare lo sguardo. Sì, va bene, questa è una cosa che andava fatta. La chiamano anche elaborazione del lutto. E' un periodo in cui ho voluto e sicuramente ho anche dovuto prendere l'enormità di quella cosa impalpabile che si chiama amore finito e portarla fuori, alla luce del sole, affinchè potesse sterilizzarsi con la luce del sole.

In ufficio anche miss June, solitamente piuttosto algida e riservata, un giorno si è chiusa in ufficio con me, all'ora di pranzo, e mi ha parlato come fosse una sorella maggiore, domandandomi cosa ci fosse. Fino ad allora in ufficio non avevo parlato mai della mia vita dopo Sarah, non mi pareva i caso. Cerco di tenere la mia vita privata fuori dalla moquette dell'ufficio. Ma forse ho domandato troppo a me stesso e miss June ha voluto sapere. E ha cominciato a fare gli occhi lucidi con me.

Ricordi affiorano praticamente tutti i giorni. Frammenti di vacanze, telefonate, odori, sensazioni forti. Le vacanze ci hanno avvicinato così tanto. La magia di Otranto di notte, con un vento freddo dopo il temporale che ti asciuga, mentre siamo in un bar e guardando fuori facciamo la classifica delle donne belle o brutte che ci passano davanti. Suoni di artisti di strada. Bagni a Pesculuse, tenendola in braccio in acqua e facendole fare il mulinello mentre mi bacia. Odori di paesi che hanno milioni di anni di storie, di tradizioni, di vecchi dagli occhi svegli.

Ricordi che mi portano fino ad ottobre quando in un modo univoco e dogmatico ha deciso di passare la falce ad alzo zero. Non una spiegazione, non un ricorso mi è stato concesso. Fine. Out. Niet.

Ora i ricordi cominciano a lasciare spazio alle riflessioni. Partono da lontano, le riflessioni, prendono come la rincorsa ogni volta che accendo la modalità Clarice nel mio cervello. E ogni volta ci mettono sempre meno ad arrivare. Ormai conoscono la strada, sanno come arrivare, sono allenate. E arrivano devastanti nella loro crudezza. Come uno schiaffo dato a mano aperta in piena faccia. Ti lascia stordito, con il naso che sa già di pianto.

Stasera seduto al mio tavolo sto provando una nuova connessione internet velocissima. E' tardi ormai, sono le 9 passate e ormai ho terminato. Nonostante il riscaldamento sia spento a  quest'ora sudo come un maratoneta nell'inginocchiarmi per attaccare e staccare cavi, router, firewall. Mi dico ogni tanto perché me li faccio io 'sti lavori... Devo proprio dimagrire. Non funziona niente. Mapporc... E le riflessioni si fanno avanti senza tanta ricorsa, ormai.

Rifletto sul come e sul perché. Cerco di comprendere da che parte arrivi la perentorietà di Clarice. Paura del dialogo, dell'interazione con qualcuno che potrebbe avere ragione sulla sua intelligenza così superiore. Orgoglio da difendere nel caso potessi anche avere ragione. Volontà di restare ancorata ai modelli di precarietà che si è creata e che le danno conforto. Le offrivo tutto: casa, ufficio, struttura, delega del rischio imprenditoriale al mio studio, conoscenze a tutti i livelli... amore incondizionato.

Paura.

Le riflessio</itunes:summary>
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		<title>Silenzio</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Dec 2007 21:55:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Silenzio. E&#8217; la cosa peggiore. Non poter interagire se non con i propri pensieri. Ruminamenti mentali che altro non lasciano che amaro e bile. Incertezze. Clarice non si fa più sentire dall&#8217;ultima telefonata. Almeno, per quanto triste e assurda, quella telefonata, era un modo per capire qualcosa dell&#8217;altro. Ma il silenzio non ti lascia possibilità [...]]]></description>
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E' la cosa peggiore. Non poter interagire se non con i propri pensieri. Ruminamenti mentali che altro non lasciano che amaro e bile. Incertezze.

Clarice non ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Silenzio.

E' la cosa peggiore. Non poter interagire se non con i propri pensieri. Ruminamenti mentali che altro non lasciano che amaro e bile. Incertezze.

Clarice non si fa più sentire dall'ultima telefonata. Almeno, per quanto triste e assurda, quella telefonata, era un modo per capire qualcosa dell'altro. Ma il silenzio non ti lascia possibilità di comprendere. Forse intuisci, forse affini l'udito. Ma non saprai mai cosa pensa l'altro. Illazioni, proiezioni delle tue paure e frustrazioni.

Ma non la realtà.

Ho voglia di urlare. Ma lo farò in silenzio.</itunes:summary>
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		<title>Lentamente muore</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Nov 2007 18:29:50 +0000</pubDate>
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E'una cosa che non avrei mai pensato di dover fare. Scrivere un epilogo. L'epilogo.
Scriverò sull'argomento in un prossimo futuro, molto prossimo. Per ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Non so come scriverlo.
E'una cosa che non avrei mai pensato di dover fare. Scrivere un epilogo. L'epilogo.
Scriverò sull'argomento in un prossimo futuro, molto prossimo. Per ora posso solo riportare una poesia di Neruda che in qualche modo, assieme all' "Elogio alla Follia" di Erasmo da Rotterdam meglio rappresenta ciò che non ho il coraggio di scrivere.
Il dolore che mi scuota le ossa non mi consente la lucidità per scrivere in modo accettabile nemmeno due righe.

Una sola cosa mi viene da dire: ti amo Clarice. Ti amo come non ho mai amato nessuno in tutta la mia vita.

Lentamente muore 

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero sul bianco e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare;
 chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(P. Neruda)</itunes:summary>
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		<title>Vivere davvero e non su un libro</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Nov 2007 02:53:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Amore mio Tento di scrivere solo perchè conosco la tastiera. Scriverti mi rende la vista dei tasti praticamente impossibile perchè le lacrime confondono ogni cosa. Ti dico come sto io.: male, malissimo. Di un male così profondo e cupo che non potevo, non avrei mai potuto immaginare. Ed è tanto profondo e cupo quanto sento [...]]]></description>
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Tento di scrivere solo perchè conosco la tastiera. Scriverti mi rende la vista dei tasti praticamente impossibile perchè le lacrime confondono ogni cosa.
Ti dico ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Amore mio
Tento di scrivere solo perchè conosco la tastiera. Scriverti mi rende la vista dei tasti praticamente impossibile perchè le lacrime confondono ogni cosa.
Ti dico come sto io.: male, malissimo. Di un male così profondo e cupo che non potevo, non avrei mai potuto immaginare. Ed è tanto profondo e cupo quanto sento che tutto ciò che viviamo è frutto di una decisione forzata. Forzata in quanto l'amore che esiste  non è mutato. Forzata perchè stiamo evitando di vivere la nostra storia.
quello che stiamo facendo o che è successo è come aver cercato di imparare il karate da un libro senza mai andare in palestra. Praticamente impossibile. E arrivato a pagina 100 vedi che comincia a diventare difficile per cui smetti la lettura. In palestra invece impari le cose giorno per giorno, imparando a prenderle e anche a darle, comprendendo che nonostante la fatica alla fine hai il premio che consiste nell'essere diventato ogni giorno più bravo e padrone dell'arte.
Le dinamiche studiate a tavolino non tengono in considerazione variabili ambientali, strutturali, personali. Non puoi condurre un'azienda solo perchè hai la laurea in economia e commercio. Le cose non funzionano così. E la bravura dell'imprenditore sta nel comprendere e modificare giorno per giorno la direzione in cui andare, approntando i cambiamenti necessari.
E davvero il mio pragmatismo mi ha insegnato che se ci credi hai anche la capacità di far andare bene le cose.
Sto male, amore mio, sto malissimo. E nonostante continui a fare il possibile per dissimulare il mio disagio ogni cosa che faccio durante il giorno mi ricorda te e tutta la meraviglia che mi hai regalato. Tutta. Dai capelli per terra allo spazzolino da denti, i doni, anche il più piccolo segno della mia vita attuale parla di te. Tutto. La cosa più bella che abbia avuto nella mia vita. E in ogni momento, quando sono al di fuori della vista degli altri mi ritrovo a piangere come un vitello, cercando di darmi spiegazioni che puntualmente smonto e rinnego in un gioco perverso di bastone e carota.
Le incomprensioni ci sono, ci possono essere. E' la dinamica della vita. Impossibile evitarlo. Ma non ci si può levare tutti i denti solo perchè si temono le carie.
E tutto ciò te lo dico col cuore in mano e non per una disperata autocommiserazione. Non ho nè strategie nè tantomeno ipocrisie da portare al nostro desco.  Solo una chiara visione dello scempio che abbiamo fatto.
Ma forse è una visione egoistica ed egocentrica delle cose...
Ti amo Clarice.
E lo farò per molto tempo ancora.
Hannibal
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		<title>Razionalizzazione di uno stato d&#8217;animo</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Nov 2007 22:11:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tears are still rolling down my face. Non sto bene. Davvero. Ed anche questa è una dimensione nuova, perchè non è mia abitudine condividere il dolore con nessuno, semplicemente perchè ritengo che le sensazioni negative si trasmettano, come malattie infettive, e io non voglio che questo accada, tantomeno con te. Niente di quanto è successo [...]]]></description>
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		<itunes:subtitle>Tears are still rolling down my face.
Non sto bene. Davvero.
Ed anche questa è una dimensione nuova, perchè non è mia abitudine condividere il dolore con ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Tears are still rolling down my face.
Non sto bene. Davvero.
Ed anche questa è una dimensione nuova, perchè non è mia abitudine condividere il dolore con nessuno, semplicemente perchè ritengo che le sensazioni negative si trasmettano, come malattie infettive, e io non voglio che questo accada, tantomeno con te.
Niente di quanto è successo è colpa tua: ma io so, lo vedo con una chiarezza che mi devasta il cuore, che questo non è il momento giusto per noi. Nei giorni in cui sono stata zitta in realtà non volevo ammetterlo e ho rimandato, distraendomi con ogni genere di ricordo, in un modo infantile che mi perdono solo perchè è durato poco, poco per me in realtà, perchè, come mi hai detto dopo, per te il tempo si è dilatato, dolorosamente.
Io oggi potrei indossare di nuovo i panni della persona razionale, sedermi a un tavolo e analizzare l'argomento con te, ma non ce la faccio ancora. Non ce la faccio proprio.
Quanto mi hai detto nel corso dell'ultima telefonata è molto vicino a quello che ho considerato anch'io, cioè che possiamo incontrarci nell'iperuranio della "dimensione alta" e che invece andiamo incontro al disastro sul quotidiano. Credo che sia vero. Credo che siano vere anche altre cose che sicuramente giocano a nostro sfavore e che ci hanno imposto una decisione che è stata praticamente simultanea, indipendentemente dalla dinamica telefonica a cui siamo costretti dalla distanza.
Ora non voglio abbandonarmi alla verbosità, incastrando maldestramente il cuore in griglie di segni inutili.
Volevo solo risponderti e assicurarmi di vederti sorridere.
Anche se oggi tutto sembra triste, io so - e devi fidarti di me su questo - che una decisione, nel momento in cui appare necessaria, è, solo per questo, giusta. Non c'è mai disarmonia in un atto necessario; può esserci dolore, lo so - lo sento e sento con chiarezza stridente l'eco del tuo - ma è un passo verso la direzione giusta.
Come ti ho già scritto avremo modo di parlarne.
Per quanto riguarda me, voglio spiegarti meglio come sto ora: sono serena se non ci penso e ovviamente cerco di non pensarci perchè dobbiamo comunque andare avanti, lavorare etc senza che nulla traspaia; poi però, se leggo il tuo sms dell'altra notte o se penso ad altre cose belle, precipito, piango subito. Non va bene. Soffro ancora troppo. Ecco. Volevo dirtelo perchè tu capissi che in questo momento devo avere un pò di riguardo per me, altrimenti colo a picco, consapevole di essermi affondata da sola.
Ora mi immagino un tuo sorriso.
Buonanotte</itunes:summary>
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		<title>San Diego Serenade</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Nov 2007 11:07:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Clarice, sento che questo testo di del vecchio Tom, quello che ci ha fatto innamorare, descrive completamente quello che vorrei dirti. I never saw the morning til I stayed up all night I never saw the sunshine til you turned out the light I never saw my hometown until I stayed away too long I [...]]]></description>
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		<itunes:subtitle>Clarice, sento che questo testo di del vecchio Tom, quello che ci ha fatto innamorare, descrive completamente quello che vorrei dirti.

I never saw the morning ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Clarice, sento che questo testo di del vecchio Tom, quello che ci ha fatto innamorare, descrive completamente quello che vorrei dirti.

I never saw the morning til I stayed up all night
I never saw the sunshine til you turned out the light
I never saw my hometown until I stayed away too long
I never heard the melody, until I needed a song.

I never saw the white line, til I was leaving you behind
I never knew I needed you til I was caught up in a bind
I never spoke i love you til I cursed you in vain,
I never felt my heartstrings until I nearly went insane. 

I never saw the east coast til I move to the west
I never saw the moonlight until it shone off your breast
I never saw your heart til someone tried to steal,
Tried to steal it away
I never saw your tears until they rolled down your face.  </itunes:summary>
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		<title>X: multisemantica.</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Nov 2007 23:55:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[X. Una lettera che racchiude significati tanto vaghi eppure così precisi. Un ossimoro linguistico. Molti la utilizzano per definire qualcosa di incognito, altri come l&#8217;ora della fine. All&#8217;inizio la definizione di X era talmente lontana dall&#8217;essere concreta che abbiamo usato questa lettera proprio per definire una nuova semantica. Un significato nuovo, peraltro, non solamente indefinito. [...]]]></description>
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		<title>Estate 2007 &#8211; Italia!</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Aug 2007 18:22:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Mrs. JUUUUUUUUNE!! Sono pronti i biglietti per l&#8217;Italia?&#8221; Sono due mesi che devono arrivare i biglietti per l&#8217;aereo che ci porterà, sul serio questa volta, a fare una vacanza insieme, io e Clarice. Quasi non credo a queste parole. Insieme, vacanza. Abbiamo fatto una ricerca su internet e abbiamo visto che in Italia c&#8217;è una [...]]]></description>
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		<itunes:subtitle>"Mrs. JUUUUUUUUNE!! Sono pronti i biglietti per l'Italia?" Sono due mesi che devono arrivare i biglietti per l'aereo che ci porterà, sul serio questa volta, ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>"Mrs. JUUUUUUUUNE!! Sono pronti i biglietti per l'Italia?" Sono due mesi che devono arrivare i biglietti per l'aereo che ci porterà, sul serio questa volta, a fare una vacanza insieme, io e Clarice.

Quasi non credo a queste parole. Insieme, vacanza.

Abbiamo fatto una ricerca su internet e abbiamo visto che in Italia c'è una zona particolrmente attraente per chi, come noi, ama il mare. E' il Salento, la parte estrema dell'Italia.  Raggiungerla dagli Stati Uniti è un po' complesso.

Faccio venire a Chicago Clarice e dall'O'Hare arriviamo a Roma, poi Brindisi e poi con l'auto arriviamo nel paesino che abbiamo prescelto: Tricase. Magia di Internet. Non fosse per questa cosa stupenda certi posti non li troveresti tanto facilmente.

Con la sua camminata tipicamente di donna del sud miss June arriva con biglieti, cartella di viaggio, documenti per il noleggio e assicurazioni varie. E' davvero in gamba, dovrò promuoverla quando torno.

L'O'Hare è gremito come tutte le estati, ma anche tutti gli inverni, autunni, primavere... L'O'Hare è davvero enorme. Ti ci perdi, non fosse per le indicazioni a prova di legge di Murphy.

L'aereo di Clarice arriva per le 12.30, puntuale stavolta. American Airlines sta facendo degli sforszi incredibili per raggiungere gli standard minimi che le sono stati imposti dopo l'annunciato Chapter 11 di qualche anno fa. Alle 12 abbiamo il volo Alitalia per New York e poi il cambio per Roma e poi, finalmente per Brindisi.

Volo lungo.

E per tutto il viaggio non faccio altro che guardare Clarice. Sembro inibetito. E' da così tanto tempo che desideravo passare un del tempo con lei senza l'affanno della toccata e fuga. Tutte le volte che ci siamo concessi un weekend è stato troppo veloce, turisti di un viaggio organizzato troppo in fretta.

Ore.

Non sufficienti per colmare il nostro bisogno reciproco di conoscenza. Sufficienti per farci sognare precisi scenari futuri.

E' emozionante viaggiare con lei. E' una strana sensazione. Essere divisi e compenetrati nel mndo allo stesso tempo. Come quando segui una conversazione di più persone e ad un certo punto tendi lorecchio per filtrare un discorso preciso nel groviglio di voci, così la mia presenza con Clarice. Arriviamo a Brindisi decisamente stanchi ma la voglia di arrivare finalmente a Tricase è troppo grande.

Clarice ha una  piccola mania, se vogliamo ma ahimè non possiede nè la borsa di Mary Poppins nè il gonnellino di Eta beta, per cui la quantità di bagaglio al seguito è davvero incredibile. Ha perfino portato via alcuni dei suoi attrezzi da cucina, fedeli compagni delle maratone culinarie che la hanno resa famosa tra gli amici.

L'aeroporto di Brindisi-Casale è davvero minuscolo, almeno per noi di Chicago. Ma il servizio di autonoleggio della Holidays è impeccabile. La Mondeo familiare è pulita, grigio argento  come un vecchio aereo da caccia e soprattutto ci sta tutta la roba di Clarice. La strada è libera, senza pedaggio e ci conduce abbastanza facilmente fino a Tricase.

La bellezza dei posti scalcia la complessità  delle indicazioni, le condizioni dell'asfalto, lo stile di guida diciamo un po' personale degli autoctoni. Penso che davvero mi si sta aprendo una scenario di meraviglia e fleicità che non ho mai provato. Sono con Clarice, in uno dei posti più belli del mondo.
Io e lei.
15 giorni per conoscerci meglio, per assaporarci fino in fondo con la calma  e la serenità che ci è dovuta.

E così si snocciolano, uno dopo l'altro, alternando giornate pigre a gite in luoghi da perdere il fiato, tra serate pacate sorseggiando vino e parlando di noi a frenetiche sagre di pizzica salentina, i nostri giorni. Sembra che il tempo si sia sospeso.

A volte non sentiamo nemmeno il desiderio di mangiare, Ci saziamo di noi stessi, autarchici nel nutrimento di corpo e anima. Ogni istante sembra non diver mai finire per poi accorgerti che, uno dopo l'altro, arriviamo al momento del rientro, così lontano all'in</itunes:summary>
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		<title>Pedro Salinas</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2007 12:12:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Clarice vorrei dedicarti questa poesia. Pedro Salinas lo ho stidiato al college quando con poco interesse cercavano di farmi interagire con la lingua spagnola. E nonostante tutto questi versi mi sono rimasti impressi. Descrivono con un calore e un impeto che solo lo spagnolo può quei tumulti dell&#8217;anima hce sto vivendo. da: LA VOZ A [...]]]></description>
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		<title>Silenzio</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2007 11:41:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci sono molti modi per essere presenti nella vita di qualcuno e, per quanto mi riguarda, pur essendo una parolaia e forse proprio perché lo sono, apprezzo molto il silenzio nei momenti topici. Lo apprezzo e lo pratico. Anche perché non mi piace cedere alle lusinghe dell&#8217;ultima parola. Troppo facile in una situazione che mi [...]]]></description>
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		<title>Lettera aperta ai genitori di Sarah</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2007 10:14:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Carissimi è ormai più di un mese che me ne sono andato di casa, rassegnandomi all&#8217;idea che qualcosa in Sarah potesse cambiare. Me ne sono andato in pace, lasciando che Sarah continuasse a vivere nella casa che ci eravamo scelti che mese dopo mese avevamo pagato insieme. Anzi. Precisiamo. Sì, questa lettera vuole essere una [...]]]></description>
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		<title>Aleppo, Siria</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Feb 2007 22:16:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono le prime ore di un pomeriggio caldo e soffocante. Abbiamo passato la mattina a scaricare i bagagli dalla jeep e a ricomporli nella stanza del piccolo albergo che la guida riporta come vero pezzo di storia siriana. Il sole è caldo e accecante nonostante siano le 4 del pomeriggio. Fa strano vedere in una [...]]]></description>
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		<itunes:summary>Sono le prime ore di un pomeriggio caldo e soffocante. Abbiamo passato la mattina a scaricare i bagagli dalla jeep e a ricomporli nella stanza del piccolo albergo che la guida riporta come vero pezzo di storia siriana.
Il sole è caldo e accecante nonostante siano le 4 del pomeriggio. Fa strano vedere in una città così grande tutte le strade ancora in terra battuta, polverose, bianche e sconnesse.
Quattro passi per sgranchirci le gambe e la schiena. Dopo 8 ore passate a navigare con una jeep di 40 anni nel mare del desertoè da pazzi non muoversi un po'.
E' un tour intrigante il nostro. Da Petra ad Aleppo lungo la via dell'incenso. Strade percorse prima di noi da Fenici, Omayyadi, Romani, Bizantini, Crociati, Nabatei. Domani andremo a visitare il monastero di san Simeone ma fino a domani ci prenderemo un po' di relax.
Camminiamo fianco a fianco, parlando di cosa faremo domani. Progetti. Idee. Parliamo sempre di domani, di fra due mesi, dell'anno prossimo. E' straordinario poter pensare ai progetti di una vita, di come questa potrà evolvere. Pensare che la vivi insieme, giorno per giorno, consapevole che il giorno successivo sarà più interessante ancora. Che ti regalerà intensità emozionale, restituendo invece di togliere. Freschezza nell'anima.
Camminiamo in mezzo alla polvere bianca e sottilissima della strada, costeggiando case bianche. Il sole che si riflette in tutto questo biancore ci forza nel socchiudere gli occhi quasi in un ghigno sardonico.
Un paio di domande al negozio di ceramiche. L'inglese è un po' stentato, arrotondato dal'inflessione araba e il sorriso a 8 denti ci rallegra. Ancora un po'. Siamo nella direzione giusta.
Le 5. Il muezzin canta la sua preghiera da un minareto lontano. E' un canto struggente, incomprensibile, ma senti la forza della fede in quello che dice. Ti stringe come l'abbraccio lontano di un amante perduto.
Siamo arrivati. Nonostante gli abiti e i boot chiari siamo bianchi per la polvere che ci ricopre e  penetra ovunque come cipria. Sei buffa con i capelli che escono dal cappello ampio tutti bianchi.
Entriamo.
E' tutto buio. Un odore dolce e pungente di incensi e olii profumati ci accoglie già dalla soglia. E' il benvenuto dell’Hammam di Aleppo, il più antico bagno turco del mondo. La guida dice che qui il viaggiatore trova ristoro e conforto dai lunghi tragitti desertici. E qui eravamo diretti.
Adesso l'accesso alle donne è permesso e anche il trattamento può essere svolto a coppie. Così non perdiamo neanche un attimo. Dopo tutti questi anni abbiamo trovato quello che cercavamo davvero. E non vogliamo perdere nemmeno un minuto.
All'inizio tutto è molto veloce. Ci spogliamo, ci viene dato un asciugamano candido e ruvido per coprirci. Una doccia, calda ci pulisce dal peso del viaggio. Una doccia fredda ci riporta ad un senso del reale che ci indica il prossimo passaggio.
Siamo soli. E' strano perché normalmente è un posto affollato, ma siamo fortunati. Oggi è tutto per noi.
Il calidarium ci aspetta. Splendide maioliche decorate in blu e giallo ricoprono le pareti alte e maestose. La luce è centellinata da poche torce alle pareti, che restituiscono ombre arancioni lungo il pavimento.
E' caldo, umido. È una temperatura che non penseresti di poter sopportare a lungo. Ma la tradizione eterna di Aleppo sa che è la temperatura giusta per il nostro corpo.
Forte odore di olio di mirra ci porta verso pensieri leggeri, impalpabili. Ci scopriamo coperti di una patina lucida solo dopo pochi minuti. La luce tremula fa brillare piccole gocce sul tuo corpo e ti rendono quasi irreale, lucente, radiosa. Ci sediamo su comode panche in legno. Hanno visto migliaia di persone prima di noi, altre ne vedranno. Sono comode e ti vieni a sedere vicino a me. Accavalli le gambe ancora coperte dal telo bianco sopra le mie e mi passi un braccio dietro al collo. Lo sento caldo, umido, deciso, come volesse tenermi vicino a te per sempre. Dal tuo viso è scomparsa l'espressione di sfida</itunes:summary>
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		<title>Cheyenne, Wyoming</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Nov 2006 23:09:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La vecchia Olds va avanti da sola ormai. Conosce a memoria tutte le mie manie, i miei modi di guidare. Sa perfino quando deve suonare a chi si permette di cambiare di corsia senza segnalarlo. Abbiamo fatto così tante miglia insieme che ormai ci vogliamo bene. Lei conosce davvero tutto di me tutti i miei [...]]]></description>
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		<title>Le foglie mi ascoltano a Central Park</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Nov 2006 22:56:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[New York, novembre. Central Park Passeggio lungo gli infiniti viali del parco, dopo aver varcato il cancello sud. Comincia a fare freddo. Il fiato nonostante siano le 10 di mattina sbuffa vaporoso dalla bocca e mi circonda come fossi un drago ormai da pensione. Il Burberry bianco mi protegge dal freddo, ma il mio è [...]]]></description>
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Passeggio lungo gli infiniti viali del parco, dopo aver varcato il cancello sud. Comincia a fare freddo. Il fiato nonostante siano ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>New York, novembre. Central Park


Passeggio lungo gli infiniti viali del parco, dopo aver varcato il cancello sud. Comincia a fare freddo. Il fiato nonostante siano le 10 di mattina sbuffa vaporoso dalla bocca e mi circonda come fossi un drago ormai da pensione.
Il Burberry bianco mi protegge dal freddo, ma il mio è un freddo che non può scaldare. Viene da dentro, senza motivo, forse, ma è una sensazione che non riesco ad evitare.
Sono a New York per caso, un incontro di lavoro e mi sono preso la domenica per restare un po' con me stesso.
Passeggio in mezzo alle foglie gialle e rosse che mi fanno capire che la vita sta finendo anche per questa stagione e che tra qualche mese la stessa, che così brutalmente sembra finita, ritornerà a riempire la nosta vista. Mi fanno capire che, come diceva Eraclito, tutto scorre e che le situazioni si rinnovano ma non possono mai essere le stesse.
Penso e peno nel pensare.
Cammino con la testa bassa e le mani annodate dietro la schiena, fredde, cercando di farmi una ragione di questo mio ruminare della testa.
Penso che non potrei sopportare l'idea di perdere questa possibilità della vita, di perdere il sole che finalmente è arrivato a darmi forza e calore e speranza.
Penso che solo con lei potrei riuscire in quello che nella vita ho sempre cercato di fare. Finora è come se fossi restato immerso nel fango, in una mare di schiuma elastica che mi tratteneva non appena riuscivo ad avanzare un po'. Non è colpa sua, di Sarah. Lei è fatta così, a modo suo. E' dolce, gentile, affettuosa, ma non riesce a darmi la forza di cui avrei bisogno per dare un senso compiuto alla mia vita. E' delusa dalla vita e non riesce a pensare a un domani migliore. Anzi, a un domani e basta. Non posso pensare di dover rinunciare a tutto per restarle vicino e farle da mamma senza avere qualcosa in cambio. Sarà magari egoismo, il mio, ne sono conscio, ma non riesco più ad amarla come vorrei. Il solo pensiero di un'altra discussione delle solite mi atterrisce e mi fa cercare di evitare ogni possibile innesco. Lo so, forse è da codardi e miseri continuare e fare finta di niente. Dovrei prendere il fagotto ed andarmene. Lo so. Ma per ora non ho voglia. Pensare che per anni abbiamo vissuto di mezze felicità, cercando di frustrare le passioni in nome di un concetto che si esplicita nel senso comune come matrimonio mi rende triste.
Adesso il mio unico pensiero è lei, Clarice. L'intelligenza, il carattere ironico e allegro, le passioni in comune... Tutto di lei mi piace. L'idea di poter affrontare dei progetti del futuro, forse anche dei bambini, mi rende una gioia incontenibile e mi dà la forza di sopportare.
Ma mi rende anche schiavo del pensiero che se non fossi capace di liberarmi da questo vincolo potrei perderla, anzi, sono sicuro di questo. E' giovane, ambiziosa e bella e ha tutti i numeri per fare grandi cose. Anche di portare avanti i progetti che abbiamo sperato di poter  realizzare insieme. E anche di poterli condividere con qualcun altro. E questo mi consuma. non sono mai stato compulsivo in via mia nei confronti di una persona. Si, anzi, lo sono stato nei confronti di Wendy, ma ero giovane e non avevo progetti se non a ventiquattr'ore. Adesso è differente. So che insieme siamo abbiamo un potere enorme, mai provato in tutta la mia vita. E' un potere immenso, illimitato. Sento che potrei, potremmo fare qualsiasi cosa. E per la prima volta ho trovato una persona che prescindendo dal mio aspetto e dal mio censo mi apprezza per il mio cervello e per la mia anima.
L'adoro, Clarice, l'adoro</itunes:summary>
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		<title>Nuove cornici</title>
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		<description><![CDATA[Inoltre al Fattore X potremo attribuire il valore semantico che vorremo. E&#8217; uno dei vantaggi dell&#8217;utilizzo di nuove cornici.]]></description>
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		<title>Fattore X</title>
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		<description><![CDATA[Non sapendo come incorniciare la cosa, ritengo che non si possa fare altro che chiamarlo &#8220;Fattore X&#8221;. So che ti piacerà]]></description>
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		<title>Fattore X</title>
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		<description><![CDATA[Clarice, questo sentimento lo posso chiamare solo FATTORE X. Altre parole ne attribuirebbero una semantica aleatoria. So che ti piacerà. X]]></description>
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		<title>Rischio</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Oct 2006 22:31:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Incontrarlo è un rischio. Ma emotivamente prevale la voglia di vederlo, in realtà di provare a vederci insieme più che vedere lui; capire in definitiva se funziona o no, con l&#8217;Uomo dei Grandi Laghi. Mmmmmmm. Ci penso tutto il giorno. Non sono situazioni in cui mi piace andarmi a cacciare: vive con una donna da [...]]]></description>
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		<title>Vai, non aspettare</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Oct 2006 23:47:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono giorni di attività intensa quelli che stanno trascorrendo. Il post congresso, nuovi clienti da visitare, procedure nuove da progettare e attuare. E il progetto dell&#8217;apertura di una nuova unità. O il trasferimento dell&#8217;ufficio attuale&#8230; mah, sono veramente preso da 100 pensieri velocissimi. In più questo secondo MBA che mi sta portando via tanto di [...]]]></description>
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		<title>Pianificazione di un incontro</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Oct 2006 23:09:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Hannibal, prima baciami e poi ascolta.Ho deciso di strutturarla così. Cominciamo da molto prima della telefonata. Facciamo finta di dar corso allo stream of consciousness di preparazione al nostro incontro. Perchè in effetti io ci ho pensato: come al solito mi son fatta diecimila film diversi, con diverse modulazioni di tempi e modalità di contatto. [...]]]></description>
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		<title>Prime emozioni 2</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Oct 2006 23:08:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi ero ripromesso di non dirtelo&#8230; ma sono stato su a lungo stasera per vedere se ti connettessi in rete&#8230; Basta, nn voglio scrivere altro, sarebbe superfluo. Ti continuo ad abbracciare dalla precedente email. H ps.again- ma come si fa ad abbracciare un essere che non sai nemmeno se ce la fai adabbracciarla? magari veramente [...]]]></description>
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		<title>Prime emozioni</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Oct 2006 23:06:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Clarice, guarda, stavo cercando di risponderti ma mi tremano le mani. Per cui non ti dirò niente. Ti faccio solo una proposta, se ti va. Continuiamo il racconto. L&#8217;inizio mi sembra carino. Lo ho buttato giù al volo, senza correggerlo troppo, solo l&#8217;ortografia. Potremmo, potremo arrivare dove vuoi. E&#8217; un bel gioco. Che crea emozioni, [...]]]></description>
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		<title>Mi stanno fregando</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Oct 2006 22:17:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Resto incantato come se avesi visto il fantasma di Canterville quando apro la sua ultima email. Diosanto. Sono sensazioni che non avevo previsto quando ho cominciato questo gioco. Sì, per chè questo all&#8217;inizio lo consideravo un gioco. Un bel gioco di dialettica, di scambi verbali, scritti concisi tra pesone di intelligenza superiore e sensibilità affini. [...]]]></description>
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		<title>Sono innamorata. Moltissimo.</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Oct 2006 00:30:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sto riascoltando il vecchio Tom da venti minuti, tra le tue braccia. In una dimensione che sta diventando più reale del reale. In silenzio, come è giusto che sia dopo tanta meraviglia. Sono come sospesa. Non riesco a pensare, a parlare di nulla, non trovo le parole per descriverti quello che sento. Quando dico tra [...]]]></description>
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		<title>Comprendere le donne: una palestra.</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Oct 2006 01:58:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono frastornato mentre scrivo questa email. Sono davvero confuso e stupito nel sentire come e quanto sia facile far scorrere le dita sulla tastiera in cerca della giusta sequenza di tasti da premere affinchè ne escano le immagini della mia mente. E sono esattamente queste. Tom Waits mi entra nelel orecchie e compie il miracolo, [...]]]></description>
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		<title>Sensazioni uditive</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Oct 2006 00:58:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Buongiorno Clarice. Ecco, questa mattina ho avuto una fulminazione uditiva. Cioè, non è che mi sia andata a fuoco un&#8217;orecchia. Io sono molto sensoriale nelle mie cose. Amo sentire , annusare, toccare.. meno gustare e vedere, magari&#8230; Ma olfatto e udito sono la parte più istintiva e primordiale del mio carattere. Tutto ciò per introdurti [...]]]></description>
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Ecco, questa mattina ho avuto una fulminazione uditiva. Cioè, non è che mi sia andata a fuoco un'orecchia.
Io sono molto sensoriale nelle mie cose. ...</itunes:subtitle>
		<itunes:summary>Buongiorno Clarice.

Ecco, questa mattina ho avuto una fulminazione uditiva. Cioè, non è che mi sia andata a fuoco un'orecchia.
Io sono molto sensoriale nelle mie cose. Amo sentire , annusare, toccare.. meno gustare e vedere, magari...
Ma olfatto e udito sono la parte più istintiva e primordiale del mio carattere.
Tutto ciò per introdurti l'argomento.
Dicevo della fulminazione. Stamattina ho visualizzato l'ambiente (purtroppo virtuale) in cui noi parliamo di solito. Cerco di rendertelo con le parole. Una sola raccomandazione. Ascolta il file (che ho messo in fondo alla pagina)
Chicago.


Fuori fa un freddo incredibile, neve ovunque, il vento gelido delle rocky mountains sferza le nostre facce gelate.
E' sera, dopocena. Scendiamo dalla vecchia Oldsmobile nera che sa di fumo (chissà come mai nonostante nessuno di noi fumi). Le porte pesanti si chiudono con un sinistro clangore. Fatichiamo a muoverci perchè una viscida lastra di ghiaccio ci rende le cose complicate.
L'insegna al neon di "Tom's wine and bar" si accende a tratti, come fosse lei stessa intirizzita dal gelo. Ma si riaccende, beffandosi del vento che la vorrebbe spegnere.
Due gradini di legno scivolosi. per fortuna hanno messo della ghiaia per evitare il peggio. Apro la porta e faccio strada.
Una folata di calore di gente ci investe immediatamente e le guance cominciano a riprendere colore.
E' un ambiente vecchio, il Tom's, fatto di legno. E' uno dei locali più vecchi di Chicago, nella periferia, dove una volta c'erano solo immigrati italiani.
La luce è bassa, i soffitti di travi proiettano ombre tremolanti. Tavolini con delle candele in vecchie lampade ad olio, come quelle dei minatori. E la luce fioca e gialla taglia il fumo che riempie il bar.
I passi si sentono sul tavolato, cupi ma rassicuranti. Susan, la moglie di Tom ci fa accomodare al nostro solito tavolo, vicino al palco col vecchio pianoforte a coda con cui Tom racconta le sue storie.
Sono poche le persone che ormai vengono ad ascoltarlo, sono sempre le stesse, le solite che amano sentire le storie della sua vita. Le storie della vita.
Ci sediamo e Susan ci porta il solito vino, rosso, delle vwineyard di Napa. Non è italiano ma va bene lo stesso. Ha corpo, colore, un profumo che scalda. Si stempera bene in bocca e lascie nel palato odori di amarena e frutti di bosco. E' quello che ci dà coraggio nello svestire l'anima delle sue foglie quando parliamo.
Il palco è illuminato, due riflettori un po' malconci fanno ancora il loro lavoro.
Le luci si abbassano e arriva Tom, sempre il solito, è già fradicio, la bottiglia di zio Jack nella sinistra, un bicchiere largo nella destra.
Ci saluta, un cenno solamente e si attacca al piano. La testa barcolla, ciondola, sembra che si voglia staccare da un corpo ormai conusmato.
Restiamo ad ascoltare, in silenzio, prendendo le piccole saggezze che escono dalla sua voce oramai esausta come riferimento per le nostre discussioni.
E' bello parlare senza veli, mai scontati, mai noiosi. Un po' come si fa quando all'inizio di una storia devi capire se dall'altra parte ci sia l'altra metà della mela. E' bello sapere che non ci si aspetta niente l'uno dall'altra. E' tutto un regalo, improvviso, che toglie il fiato. E' bello pensare che lo fai solo per stare bene, per dare finalmente aria alle enormi stanze del ttuo cuore chiuse ormai da troppo tempo. E' intressante immaginare, forse veramente dentro di noi, con l'allegria e la leggerezza della fantasia, cosa mai potrebbe venire fuori se...
E sono i se e i forse che ci rendono le cose più interessanti. Immaginare. Non costa niente e le persone con intelligenza sanno cosa farsene, dell'immaginazione.
Restiamo giusto per qualche canzone.
Ma poi decidiamo che la bottiglia che è già evaporata è un segno della nostra manifesta inferiorità nei confronti della materia... E Susan ne porta un'altra... E la fantasia, l'immaginazione, le nostre anime di toccano, si annodano...
Ecco, questo è ciò c</itunes:summary>
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		<title>Politically uncorrect</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Oct 2006 18:14:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Vorrei tanto essere politically correct e aspettare di avere tutte le informazioni prima di formulare un giudizio ma non mi viene proprio naturale. Charlie mi è antipatica. Ma come si fa? Mi dispiace non averti a portata di mano perché altrimenti potremmo, anzi dovremmo andare a scandagliare i recessi dell&#8217;animo umano in compagnia di un [...]]]></description>
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		<title>Enfant prodige si scopre</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Oct 2006 18:05:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non fare come il dottor HL del film, che svengo. Mi viene da ridere perchè è come se stessi scrivendo tutto io. Abbiamo un immaginario analogico costruito sugli stessi clichè. Ho desiderato moltissimo un uomo identico ad HL- identico sia fisicamente che nel modo di conversare, assolutamente dominante &#8211; ma ero molto giovane e mi [...]]]></description>
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		<title>Do ut des</title>
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		<description><![CDATA[Buogiorno Clarice. Sta prendendo una piega particolare questa corrispondenza. Da una telefonata per informazioni commerciali a epistole confessorie. Intrigante, non c&#8217;è che dire. Sì, penso che si possa fare. E&#8217; molto più facile parlare di cose complesse con qualcuno che non si conosce. Il vantaggio nel fatto che le cose, se dette sinceramente non sono [...]]]></description>
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		<title>Asessuata, neutra.</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Oct 2006 13:42:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una vita complessa per uno scrittore è come un muffin al cioccolato per un affamato. Giochiamo a sinallagma: io ti dico qualcosa di vero di moi e tu mi apri un poco le tendine su questa complicazione fachiresca fatta di chiodi e vecchie barche di legno umido 1° Clarice-verità &#8211; Non trovo nessun &#8220;intorbiditore di [...]]]></description>
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		<title>Charlie, il mio risveglio</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Oct 2006 02:14:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mentre scrivo a Clarice sono veramente a Las Vegas. Un posto incredibile. Ti mangia con i suoi ritmi-non ritmi cone le sue verità assolute e scintillanti. Ti vuole, ti corteggia ovunque, ti vuole fare suo a tutti i costi. E poi ti sputa come una gomma che non ha più sapore. Sono in questo pezzo [...]]]></description>
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		<title>Un saluto dall&#8217;inferno della perdizione</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Oct 2006 00:20:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Buongiorno Clarice Ma chemidicimai? Davvero? beh, sai bene che l&#8217;energia è contagiosa e lo è ancora di più se scaturisce da una ritualità che abbia un focus forte e comune. E&#8217; bello proprio sentirlo. Beh.. dire fulminato dalla tua epica è un po&#8217; eccessivo&#8230; diciamo che non riuscivo a smettere di ridere. Ho riletto più [...]]]></description>
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		<title>Ritorno da New York</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Oct 2006 00:05:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[¿Qué ha pasado? Sei rimasto fulminato dalla mia prosa scintillante? La boda de mi mejor amigo &#8211; que no es la pelicula con Julia Roberts &#8211; fue maravillosa. Un nuevo inicio para mi. Una luz, como de madrugada. Eso es el sitio. Mira. Ho partecipato ad un tipo di felicità che non avevo mai sperimentato [...]]]></description>
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		<title>Contratto unilaterale di amicizia</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Oct 2006 16:26:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ok. Diamoci del tu Decisione unilaterale, presa perchè sei un uomo saggio e gli uomini saggi sono tutti amici miei. Hai centrato il bersaglio: la fonte di tutti i miei guai è quest&#8217;eccesso di esuberanza intellettuale che non riesco a dominare, e che mi assilla nella vita professionale &#8211; faccio a botte con tutti i [...]]]></description>
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		<title>Ah ah ah!!!! Habemus amicum</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Oct 2006 15:26:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Deliziosa&#8221;, &#8220;un manifesto all&#8217;intelligenza&#8221; e poi &#8220;mi chiami Hannibal, pls&#8221;. Ma che ragazzino interessante, con questo scioltissimo modo di abbreviare il please. Più giovane di quanto credessi, di sicuro. Ho trovato tre sue fotografie su Internet ma con il bidimensionale ho problemi e non riesco a capire dove collocarlo tra i 35 e i 45. [...]]]></description>
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		<title>Chicago, durante l&#8217;email</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Oct 2006 21:34:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi rotolo ancora sulla sedia del mio ufficio tenendo tra le mani la pancia per le risate. Massipuò essere così? Mentre rido penso che l&#8217;inteligenza sia un dono che non deve essre sprecata. Ho passato troppi anni a cercare di capire se e quanto lo fossi io, intelligente. Ricordo da giovane, alla St. Patrick High [...]]]></description>
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		<title>Perchè non rispondere?</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Oct 2006 01:20:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Clarice penso di aver raramente riso così tanto leggedo una email. L&#8217;ironia (e autoironia) e l&#8217;intelligenza che si respira è deliziosa, un manifesto all&#8217;intelligenza. Consigli, suggerimenti&#8230; no.. davvero, non ne ho nemmeno per me. Continui ad essere così. Mi sembra che sia questo che la ha aiutata maggiormente. E&#8217; bello ascoltare una persona come lei, [...]]]></description>
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		<title>Burlingame, CA,  Nello stesso identico istante</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Oct 2006 16:13:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ok. E-mail inviata. Un testo esasperantemente lungo, ma tanto il Dott. Lecter deve essere un buontempone sulla cinquantina, di quelli pacifici con le guanciotte rubizze ed uno spiccato istinto paterno. E poi l&#8217;ha chiesto lui:&#8221;Mi invii il suo curriculum vitae&#8221;. Sono ancora indecisa se ascrivere tanta grazia ad una curiosità morbosa per questo strano soggetto [...]]]></description>
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		<title>Stesso giorno, qualche ora più tardi&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Oct 2006 16:12:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Caro Dott.Lecter, e invio, come concordato, tutti i miei recapiti ed il mio curriculum vitae, in cui sono sintetizzate le mie principali esperienze di lavoro, esclusa l&#8217;ultima che ho deciso di non citare. A parte il dato ufficiale, fino alla settimana scorsa il mio programma era quello di continuare un lavoro d&#8217;ufficio di natura eminentemente [...]]]></description>
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		<title>10 giorni dopo&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Oct 2006 09:02:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8230;sempre alla solita ora. Sono le dodici di una giornata paurosa. Sono i primi di ottobre e nonostante il calendario della Deere faccia vedere fotografie di fattori che su loro luccicante trattore verde arano i campi per prepararli all&#8217;invero fuori ci sono ancora 28 gradi. L&#8217;ufficio è ancora caldo da morire e seduto sulla mia [...]]]></description>
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		<title>Prima e-mail di riscontro</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Sep 2006 19:15:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Buongiorno Clarice. Beh.. non occorre che Le riscriva ciò che ha già detto Lei a proposito del piacere dell&#8217;esserci contattati. Le invio quindi alcune delle schede dei nostri servizi così da darLe una panoramica abbastanza completa dei servizi e dei prezzi relativi. Resto in attesa di un Suo prossimo contatto con estremo piacere. Un cordiale [...]]]></description>
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		<title>Tutto è cominciato&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Sep 2006 18:31:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230;verso le 12 di una pallosissima mattinata di metà settembre. E&#8217; ancora estate, qui a Chicago anche se l&#8217;aria comincia a profumare di umido e cominci a vedere gruppi di migratori che si ritrovano sui fili della luce. E&#8217; una mattinata di quelle in cui ti dici perchè non sei restato a letto adormire. Un&#8217;ora [...]]]></description>
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