Estate 2007 – Italia!

“Mrs. JUUUUUUUUNE!! Sono pronti i biglietti per l’Italia?” Sono due mesi che devono arrivare i biglietti per l’aereo che ci porterà, sul serio questa volta, a fare una vacanza insieme, io e Clarice.
Quasi non credo a queste parole. Insieme, vacanza.
Abbiamo fatto una ricerca su internet e abbiamo visto che in Italia c’è una zona particolrmente attraente per chi, come noi, ama il mare. E’ il Salento, la parte estrema dell’Italia. Raggiungerla dagli Stati Uniti è un po’ complesso.
Faccio venire a Chicago Clarice e dall’O'Hare arriviamo a Roma, poi Brindisi e poi con l’auto arriviamo nel paesino che abbiamo prescelto: Tricase. Magia di Internet. Non fosse per questa cosa stupenda certi posti non li troveresti tanto facilmente.
Con la sua camminata tipicamente di donna del sud miss June arriva con biglieti, cartella di viaggio, documenti per il noleggio e assicurazioni varie. E’ davvero in gamba, dovrò promuoverla quando torno.
L’O'Hare è gremito come tutte le estati, ma anche tutti gli inverni, autunni, primavere… L’O'Hare è davvero enorme. Ti ci perdi, non fosse per le indicazioni a prova di legge di Murphy.
L’aereo di Clarice arriva per le 12.30, puntuale stavolta. American Airlines sta facendo degli sforszi incredibili per raggiungere gli standard minimi che le sono stati imposti dopo l’annunciato Chapter 11 di qualche anno fa. Alle 12 abbiamo il volo Alitalia per New York e poi il cambio per Roma e poi, finalmente per Brindisi.
Volo lungo.
E per tutto il viaggio non faccio altro che guardare Clarice. Sembro inibetito. E’ da così tanto tempo che desideravo passare un del tempo con lei senza l’affanno della toccata e fuga. Tutte le volte che ci siamo concessi un weekend è stato troppo veloce, turisti di un viaggio organizzato troppo in fretta.
Ore.
Non sufficienti per colmare il nostro bisogno reciproco di conoscenza. Sufficienti per farci sognare precisi scenari futuri.
E’ emozionante viaggiare con lei. E’ una strana sensazione. Essere divisi e compenetrati nel mndo allo stesso tempo. Come quando segui una conversazione di più persone e ad un certo punto tendi lorecchio per filtrare un discorso preciso nel groviglio di voci, così la mia presenza con Clarice. Arriviamo a Brindisi decisamente stanchi ma la voglia di arrivare finalmente a Tricase è troppo grande.
Clarice ha una piccola mania, se vogliamo ma ahimè non possiede nè la borsa di Mary Poppins nè il gonnellino di Eta beta, per cui la quantità di bagaglio al seguito è davvero incredibile. Ha perfino portato via alcuni dei suoi attrezzi da cucina, fedeli compagni delle maratone culinarie che la hanno resa famosa tra gli amici.
L’aeroporto di Brindisi-Casale è davvero minuscolo, almeno per noi di Chicago. Ma il servizio di autonoleggio della Holidays è impeccabile. La Mondeo familiare è pulita, grigio argento come un vecchio aereo da caccia e soprattutto ci sta tutta la roba di Clarice. La strada è libera, senza pedaggio e ci conduce abbastanza facilmente fino a Tricase.
La bellezza dei posti scalcia la complessità delle indicazioni, le condizioni dell’asfalto, lo stile di guida diciamo un po’ personale degli autoctoni. Penso che davvero mi si sta aprendo una scenario di meraviglia e fleicità che non ho mai provato. Sono con Clarice, in uno dei posti più belli del mondo.
Io e lei.
15 giorni per conoscerci meglio, per assaporarci fino in fondo con la calma e la serenità che ci è dovuta.
E così si snocciolano, uno dopo l’altro, alternando giornate pigre a gite in luoghi da perdere il fiato, tra serate pacate sorseggiando vino e parlando di noi a frenetiche sagre di pizzica salentina, i nostri giorni. Sembra che il tempo si sia sospeso.
A volte non sentiamo nemmeno il desiderio di mangiare, Ci saziamo di noi stessi, autarchici nel nutrimento di corpo e anima. Ogni istante sembra non diver mai finire per poi accorgerti che, uno dopo l’altro, arriviamo al momento del rientro, così lontano all’inizio e invece così prossimo, adesso.
Quando ci salutiamo all’O'Hare, di nuovo in terra americana, siamo di nuovo esseri umani, non più anime in una sorta di eden di sensazioni. Ora riconosciamo il fatto che stiamo prendendo di nuovo contatto con le nostre vite di tutti i giorni. Resta in noi la voglia di toccarci un istante ancora, in fila per il controllo dei passaporti, mentre Clarice si avvia verso il volo per san Francisco.
Eccomi, al mio studio, miss June, i clienti. Ora li vedo come attraverso un telo di nylon, colori appannati e un po’ distanti. Sono ancora inebriato di lei. Clarice. La sua parlata dell’ovest, le sue forme che camminano per casa come senza peso, il suo cervello complesso e intrigante…
Sphere: Related Content
Comments: