Silenzio
Ci sono molti modi per essere presenti nella vita di qualcuno e, per quanto mi riguarda, pur essendo una parolaia e forse proprio perché lo sono, apprezzo molto il silenzio nei momenti topici. Lo apprezzo e lo pratico.
Anche perché non mi piace cedere alle lusinghe dell’ultima parola. Troppo facile in una situazione che mi è del tutto estranea e che si presenta con tutte le tensioni emotive utili a costituire una base eccellente per la calata dell’alto della Clarice Ex Machina, la buona e intelligente signorina che non ha nulla da perdere e che è nella migliore condizione per dire qualcosa di straordinariamente brillante e appropriato.
In realtà non ho niente da dire.
E quindi non dico.
Io non dico.
In un elogio dell’ombra sfacciatamente copiato dal maestro B, che mi fa quasi essere contenta, per un innaturale altruismo che normalmente disprezzo, di non essere fisicamente troppo presente in un momento in cui tu hai bisogno di respirare e di ricostruire prima te stesso e poi i rapporti con il mondo.
Me compresa.
Una contentezza strategicamente fallace, perché, per la mia piccola esperienza – letteraria per lo più – di maschi, l’ideale in questi casi sarebbe accamparsi nei pressi del disastro e cucinare, stirare, coccolare, in tutte le nuances subliminali del “non-ti-preoccupare-sono-qua-io”. Sorrido quando penso che questo sarebbe davvero il più corretto dei comportamenti e che è un puro caso che non ci sia qualcun altro ad attuarlo in negligè rosa. Tra l’altro, sfidando la sorte, ora pubblico pure la strategia su una piattaforma attingibile a livello mondiale e allora tanto vale dirlo direttamente a tutte le signorine in ascolto:” Ragazze, Hannibal è solo solo e ha tanto bisogno di coccole! “. Ah ah ah ! Sono scivolata, senza troppo sforzo, sul mio solito registro dell’assurdo. E andrò avanti così. Las otras cosas, ahora puedo olvidarlas. Llego a mi centro, a mi álgebra y mi clave, a mi espejo.
Pronto sabré quién soy.
Clarice
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