Lettera aperta ai genitori di Sarah
Carissimi
è ormai più di un mese che me ne sono andato di casa, rassegnandomi all’idea che qualcosa in Sarah potesse cambiare.
Me ne sono andato in pace, lasciando che Sarah continuasse a vivere nella casa che ci eravamo scelti che mese dopo mese avevamo pagato insieme.
Anzi.
Precisiamo. Sì, questa lettera vuole essere una lettera di precisazioni.
Niente vittimismi, non è nel mio stile, lo sapete. A me piace essere chiaro. Quelle sensazioni di detto/non detto che spesso percepisco tra di voi, quei sottintesi che non si capiscono e lasciano aperte le porte dell’interpretazione non mi piacciono.
Voglio quindi precisarvi che per molti anni quella casa la ho pagata solo io. Quando Sarah aveva solo il denaro dell’impiego dalla dottoressa Jones ho sostenuto sempre io anche la sua quota per intero, senza rinfacciare mai nulla. E ho sempre messo io, anche durante il periodo in cui poteva permetterselo, la quota maggiore. Per cui dire pagato insieme… beh, resta solo un modo di dire.
E’ ormai più di un mese che sono andato via, dicevo, e nonostante abbia cercato in tutti i modi delicati di contattarvi non ho mai ottenuto una vostra risposta. Niente. Nessun segno. Come fossi diventato trasparente.
Un estraneo inopportuno.
Questo mi addolora in un modo che non avete idea, e per un sacco di motivi.
Sembra che abbiate scambiato vittima e carnefice.
Sembra che mi condanniate perché ho lasciato Sarah.
Ma vi rendete conto di cosa è successo? Eppure in quasi 20 anni di frequentazione pressoché quotidiana lo dovreste sapere. Sarah non ha lesinato racconti dettagliati e voi sapete bene come sono andate le cose.
Sapete quanto la abbia amata, sostenuta, incoraggiata.
Le sono stato vicino oltre ogni umana possibilità.
Certo, ho vissuto anche momenti di estrema bellezza e felicità.
Ma non potete scordare che sono davvero l’unico che le è stato accanto quando chiunque l’avrebbe lasciata da sola dopo dieci giorni.
Ho sopportato insulti, ingiurie, sputi, calci, minacce pesanti, liti furibonde e lanci di oggetti verso di me. E non solo di recente. Ricordate quando da ragazzina la chiamavo Joe Di Maggio? Non era per la sua proprietà di linguaggio dell’inglese…
Ho sopportato minacce di uccisione, la ho vista brandire coltelli, forbici e sentirmi minacciare la vita.
Eppure la ho difesa di fronte a persone portandola come esempio di virtù quando faceva il possibile per essere scortese o quantomeno rifiutava il dialogo, quasi come fate voi adesso. Ho perso o quantomeno non visto più amici, per lei. Ricordate quante domeniche, estati, fine settimana abbiamo passato in campagna da voi?
Ho sopportato intemperanze di qualsiasi genere, anche di fronte a terze persone e ho sempre sostenuto che il suo fosse solo un carattere… colorito.
Ho sempre sostenuto le sue idee, cercando, anche nelle scelte più discutibili, un lato positivo. A cominciare dalla sua scelta di lavorare sempre senza contratti per una vita. tanto, diceva, poteva contare sul denaro di suo padre quando avrebbe ereditato. E alla mia osservazione che secondo me avrebbe dovuto contare solo sulle sue forze invece che su una speciale provvidenza mi sono sentito rispondere con cattiveria di farmi i fatti miei, che quelle erano cose tra lei e la sua famiglia. Già, ma io non sono, anzi, ero la sua famiglia?
E nonostante questo ho sempre cercato di motivarla nel cercare qualcosa di stabile.
E dimenticate gli ultimi anni?
Quattro anni passati a letto da solo mentre lei con la sue scusa validissime dormiva sul divano. Sì, la sua scusa, la giustificazione che fornisce ogni volta per ogni sua scelta di comportamento.
Giustificazioni, scuse. Quelle che solo lei può capire e che gli altri devono accettare supinamente, senza contraddittorio. Scuse che se provi a confutare ti vengono sparate contro facendoti sentire un essere senza cuore, uno che non è attento al suo bene.
Quattro anni senza un contatto fisico come vi sembrano? Quando cercavo una carezza, un bacio, quando la invitavo a tornare a letto c’era sempre una scusa: un materasso duro, un materasso morbido, la posizione del cuscino, la stanza secca, la stanza calda, la stanza rumorosa…
Non so, non capisco come tutto questo possa essere stato scordato. Perché queste cose le sapete tutte. Sarah non cela la sua vita a voi. Vi rende partecipi della propria vita quasi per farvi vedere la sua normalità.
E ce ne sono ancora, se volete.
Quattro anni della sua malattia, quella che lei in qualche modo ha generato e che ha fatto in modo che tutti noi che le stavamo intorno vedessimo. Perché sapete bene che lei sa generarsi le malattie. Sarah è maestra in questo.
Mai pensato che tutto possa essere cominciato quando Phil si è sposato? Cos’era? Il 2003? 2002? Quando l’attenzione si è spostata da lei ad un nuovo centro di interesse? E quando è nato il piccolo? Mmhhh.. Le cose sono peggiorate.
Ricordate quando da piccolina per punirvi di una sgridata ha simulato la paralisi di un braccino? Che per mesi l’avete portata da specialisti che non le hanno diagnosticato nulla e poi l’avete scoperta a giocare da sola con le braccia funzionanti? So che le ricordate queste cose. E l’unico medico che le ha detto che il suo era un problema psicosomatico che generava una problema somatopsichico e che avrebbe dovuto interrompere il loop… beh, ricordate pure quanto lo abbia deprecato, maledetto, sbriciolato perché si era permesso di dirle che, in fondo, non aveva niente e che tutto stava nella sua testa e nella sua voglia di guarire.
Quattro anni di visite ovunque.
E magicamente da quando ho deciso di andarmene comincia a stare meglio. Un crescendo rossiniano di salute. Ogni giorno meglio.
Non avete pensato forse che per la prima volta qualcuno la stava davvero sculacciando? Sì, dico davvero. Perché, sebbene in modo metaforico, io, adesso, non le sto domandando scusa dello sculaccione come avete sempre fatto voi. O come ho fatto sempre anche io, finora, accettando i suoi comportamenti e le sue rigide regole e prescrizioni.
Ora la sto mettendo di fronte a sé stessa. Di fronte alle sue responsabilità.
Sono di nuovo quel professore cattivo che non la capisce e che la boccia a scuola. Per due anni. E voi invece di capire cosa stesse succedendo la accarezzavate e la cambiavate di scuola. E in questo modo la autorizzavate ad andare avanti col suo pianto, con le sue manipolazioni. Autorizzandola a dire che gli altri sono cattivi e non la capiscono, che è loro, degli altri, la responsabilità del suo insuccesso.
Siamo stati, anzi, voi lo siete ancora, le marionette preferite di Sarah. Lei, sebbene in modo ingenuo, non razionalmente voluto e chiaramente non cattivo, manipola realtà e persone adattandosele. Chi non ci sta viene scartato.
Chiunque la contrasti è un nemico e va allontanato con ogni mezzo.
Avete mai pensato perché non abbia amici qui a Chicago? Le uniche sue amicizie sono lontane e non le frequenta.
E questa è un’altra realtà. In tutti questi anni avremo avuto 4 ospiti a cena e in un caso ho pure perso l’amico a causa di una discussione che non compiaceva le sue credenze. Fine.
Le altre persone autorizzate a frequentare la nostra casa eravate voi e suo fratello Phil con sua moglie e quell’angelo di loro figlio.
Chiunque portassi a casa o che provassi a portare a casa era accolto solo con un preavviso di 5 giorni, e non tutti potevano. A questo punto a me non andava di dover fare gli inviti per magiare una pizza di Domino’s e quindi evitavo.
Abbiate pazienza ma io di tutto ciò ne ho sofferto.
Ne abbiamo parlato spesso insieme in molte occasioni. A volte seriamente. A volte ironizzando sul carattere poco addomesticabile.
E poi lasciatemi dire anche questo.
So che per voi genitori il rifiuto brusco e categorico di un dono comprato col cuore possa essere anche accettabile e sopportabile. Per me è invece davvero brutto, umiliante. Continuare a pagare per i suoi capricci, le tasse e l’assicurazione dell’auto, le bollette senza sentirsi mai minimamente ringraziati lo considero offensivo e triste oltre ogni misura. Ricordate che ha cambiato l’ultima auto perché in quella che aveva gli interni avevano un colore che non le piaceva? In un momento in cui non poteva assolutamente permetterselo in quanto aveva perso il posto di lavoro ha speso tutto quello che aveva risparmiato per un’auto di lusso, in barba alle necessità prioritarie della famiglia. Mah…
Certo, negli ultimi periodi ha cercato di migliorare ma solo, ed è una mia ipotesi, in quanto ha considerato la mia seria intenzione di lasciarla.
E’ un meccanismo che conosco troppo bene, lo ha adottato numerose volte per farmi ricredere.
E’ un meccanismo che ti intrappola in sensi di colpa così profondi che solo con un grande presenza di te stesso puoi comprendere.
E nessuno adesso se ne ricorda?
Gli ultimi quattro anni li ho passati certamente col dolore nel cuore, ma con un amore che non potete immaginare. Perché, e non credo potrete smentirmi mai, continuare in questo modo si può solo se esiste un amore molto forte.
Ecco. Questa lettera è solo per cercare di ricordarvi chi io sia.
Quello che avete sempre considerato parte della famiglia in realtà adesso mi sembra più un personaggio del gioco che Sarah dirigeva e che dirige ancora, almeno con voi. La differenza tra voi e me è che voi non potete esimervi da questo gioco.
Lei si contorna di persone che può manovrare, in cui può far scatenare un senso di colpa che nutre costantemente in modo sottile e che giochino con le sue regole. E se si alza la testa cerca di rimettertela sotto, dolcemente o con la forza, adducendo che ciò è meglio per lei. Ripete il plot che le ha dato sempre successo fin da quando era piccola e che nessuno ha mai provato o è riuscito a cambiare.
Con questo non voglio dire che agisca con cattiveria o che sia una persona cattiva. Sarah è capace di dolcezze, di tenerezze che pochi saprebbero donare. Sarah è davvero unica da questo punto di vista.
Per concludere vorrei darvi un suggerimento.
Ma non prendetelo come un estremo atto di superbia o di arroganza.
Cogliete l’istante per fare una profonda analisi di quanto vi ho detto. I miei sono solo racconti di episodi elaborato dopo anni di autocritica. Non sprecate questo momento in un estremo reiterato atto di giustificare Sarah. Lei ha bisogno di essere aiutata ad uscire dal suo stato di misoginia, di isolamento, di eterna comprensione e compassione. Darle corda una volta ancora le fa solo male. Cercate di essere oggettivi, di farle capire quanto ha forzato, distorto la realtà. Ha vissuto in un mondo fatto di verità parziali. Chissà quante ne ha raccontate anche a voi per portarvi nella sua ottica.
Potete anche non scrivermi più dopo questa lettera. Lo accetterò. Tuttavia non lo comprendo. Ho sempre un ricordo e un amore grande nei nostri confronti, anche se non mi parlerete più per accondiscendere ai voleri di Sarah.
Ma tenete presente che avete una figlia che ha bisogno di voi genitori e non di un capace borsellino pieno di conferme e di soldi.
Quindi fatelo almeno questa volta cogliendo l’onda che ho generato con tanto dolore.
Io sparirò, almeno per un lungo periodo. La ho amata, continuo a volerle bene e per questo devo tirarmi fuori dalla sua vita.
Ma voglio anche avere una vita piena, serena e soddisfacente.
Ne ho diritto e capacità.
Un abbraccio forte.
Hannibal
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