Le foglie mi ascoltano a Central Park
New York, novembre. Central Park

Passeggio lungo gli infiniti viali del parco, dopo aver varcato il cancello sud. Comincia a fare freddo. Il fiato nonostante siano le 10 di mattina sbuffa vaporoso dalla bocca e mi circonda come fossi un drago ormai da pensione.
Il Burberry bianco mi protegge dal freddo, ma il mio è un freddo che non può scaldare. Viene da dentro, senza motivo, forse, ma è una sensazione che non riesco ad evitare.
Sono a New York per caso, un incontro di lavoro e mi sono preso la domenica per restare un po’ con me stesso.
Passeggio in mezzo alle foglie gialle e rosse che mi fanno capire che la vita sta finendo anche per questa stagione e che tra qualche mese la stessa, che così brutalmente sembra finita, ritornerà a riempire la nosta vista. Mi fanno capire che, come diceva Eraclito, tutto scorre e che le situazioni si rinnovano ma non possono mai essere le stesse.
Penso e peno nel pensare.
Cammino con la testa bassa e le mani annodate dietro la schiena, fredde, cercando di farmi una ragione di questo mio ruminare della testa.
Penso che non potrei sopportare l’idea di perdere questa possibilità della vita, di perdere il sole che finalmente è arrivato a darmi forza e calore e speranza.
Penso che solo con lei potrei riuscire in quello che nella vita ho sempre cercato di fare. Finora è come se fossi restato immerso nel fango, in una mare di schiuma elastica che mi tratteneva non appena riuscivo ad avanzare un po’. Non è colpa sua, di Sarah. Lei è fatta così, a modo suo. E’ dolce, gentile, affettuosa, ma non riesce a darmi la forza di cui avrei bisogno per dare un senso compiuto alla mia vita. E’ delusa dalla vita e non riesce a pensare a un domani migliore. Anzi, a un domani e basta. Non posso pensare di dover rinunciare a tutto per restarle vicino e farle da mamma senza avere qualcosa in cambio. Sarà magari egoismo, il mio, ne sono conscio, ma non riesco più ad amarla come vorrei. Il solo pensiero di un’altra discussione delle solite mi atterrisce e mi fa cercare di evitare ogni possibile innesco. Lo so, forse è da codardi e miseri continuare e fare finta di niente. Dovrei prendere il fagotto ed andarmene. Lo so. Ma per ora non ho voglia. Pensare che per anni abbiamo vissuto di mezze felicità, cercando di frustrare le passioni in nome di un concetto che si esplicita nel senso comune come matrimonio mi rende triste.
Adesso il mio unico pensiero è lei, Clarice. L’intelligenza, il carattere ironico e allegro, le passioni in comune… Tutto di lei mi piace. L’idea di poter affrontare dei progetti del futuro, forse anche dei bambini, mi rende una gioia incontenibile e mi dà la forza di sopportare.
Ma mi rende anche schiavo del pensiero che se non fossi capace di liberarmi da questo vincolo potrei perderla, anzi, sono sicuro di questo. E’ giovane, ambiziosa e bella e ha tutti i numeri per fare grandi cose. Anche di portare avanti i progetti che abbiamo sperato di poter realizzare insieme. E anche di poterli condividere con qualcun altro. E questo mi consuma. non sono mai stato compulsivo in via mia nei confronti di una persona. Si, anzi, lo sono stato nei confronti di Wendy, ma ero giovane e non avevo progetti se non a ventiquattr’ore. Adesso è differente. So che insieme siamo abbiamo un potere enorme, mai provato in tutta la mia vita. E’ un potere immenso, illimitato. Sento che potrei, potremmo fare qualsiasi cosa. E per la prima volta ho trovato una persona che prescindendo dal mio aspetto e dal mio censo mi apprezza per il mio cervello e per la mia anima.
L’adoro, Clarice, l’adoro

2 Responses to “Le foglie mi ascoltano a Central Park”
1 jane 2 February 2007 @ 6:45 pm
…e per la prima volta ho trovato una persona che prescindendo dal mio aspetto e dal mio censo mi apprezza per il mio cervello e per la mia anima…
sono sicura che non è la prima volta..ma sono felice per te, davvero ..perchè, forse, per te è la prima volta che sei cosi felice
2 lecter 4 February 2007 @ 1:51 pm
Hai ragione jane. Sono davvero felice.
Clarice mi dà quello che nessuna mia ha saputo dare prima. Intelligenza, fantasia, amore, allegria e profondità. E’ un dialogo completo che non si arrocca su posizioni precostituite ma ascolta tutto con meraviglia e restituisce meraviglia nel confronto.
Grazie jane per aver visitato la nostra casetta.
Spero che tu possa tornare a farci visita. Quando vuoi. Sei ospite gradita.
Un bacio.
Hannibal
Comments: