Vai, non aspettare
Sono giorni di attività intensa quelli che stanno trascorrendo. Il post congresso, nuovi clienti da visitare, procedure nuove da progettare e attuare. E il progetto dell’apertura di una nuova unità. O il trasferimento dell’ufficio attuale… mah, sono veramente preso da 100 pensieri velocissimi. In più questo secondo MBA che mi sta portando via tanto di quel tempo che anche la sera non riesco a fare nient’altro che studiare. Sento di aver messo un sacco di carne in forno. MA si dice “cammina alto, pensa in grande”. E io dò seguito all’adagio.
E adesso Clarice.
Passeggio per l’ufficio così frenetico intorno a me con la testa bassa e le mani annodate dietro la schiena. Mi sembra di essere il tenente Colombo. Penso a lei. Uff… dovrei concentrarmi su cose molto più urgenti.
Entra Julie, una nuova cliente, con cui ho subito legato in un modo particolare. Ecco, un tipico esempio di donna con cui andare d’accordo senza secondi fini. Ora, non so esattamente come mai: è molto affascinante, una docente universitaria, scrive per la NBC, fa la ricercatrice delle società precolombiane e si occupa di comunicazione d’impresa per conto di una nuova startup. E’ decisamente, tra l’altro, il tipo di donna che mi ha sempre attratto: piccolina, donna dove serve, occhi scuri. Veste con una grazia naturale sia sofisticati tailleur che blue jeans e camicetta. E’ un po’ più matura di me ma davvero… charmant! Con lei abbiamo legato da subito, forse perchè parliamo lo stesso metalinguaggio, forse per via dei comuni interessi intellettuali. Certo è che non appena la vedo la invito in sala riunioni con la scusa di offrirle un caffè. Una scusa più che plausibile perchè per fortuna miss June ha una ricetta speciale per il caffè: mescola, secondo una ricetta segreta della nonna, una arzilla ottuagenaria di Atlantic City, 5 tipi di cereali e caffè insieme. Si dice che l’abbia sviluppata per tenersi sveglia ai tavoli da gioco senza dare l’impressione di essere nervosa…
La sala riunioni è calda e accogliente, con i mobili color ciliegio, le vetrine in vetro acidato e un elegante parquet in legno Iroko. Il lungo tavolo ovale ci accoglie e mentre attendiamo che miss June ci serva i caffè comincio a darle i primi resoconti sulle ultime novità.
Clarice, ovviamente.
Julie è il tipo di donna con cui parleresti per giorni interi senza esaurire un argomento. E di tutto parleresti, con lei. Abbiamo cominciato molto tempo fa parlando di scuola, di arte, di libri e giornalismo. Poi della sua vita, degli uomini intelligentissimi, paludati e pallosi. Di come alla fine fossero più concentrati sulla propria testa che sull’affaire. E quindi adesso di Clarice, si parla. Comincio dalla notte dei tempi fichè sorseggiamo la calda miscela di June. La prendo da lontano anche per vedere le sue reazioni. E’ una buona confidente ma è pur sempre una cliente e una donna, e non so come potrebbe reagire nel sapere in che storia mi sto cacciando sapendo che sono sposato. Arrivo alla fantasia di Clarice e Julie mi comunica con la sua prossemica che l’argomento le interessa molto. Così comincio. E snocciolo la storia a partire dalla prima telefonata. Le parole mi escono fluide, calde, dense e cercano di riprodurre l’atmosfera quasi irreale che ho vissuto in queste settimane. Sono calmo e eccitato contemporaneamente, in un ossimoro di sentimenti che lasciano Julie senza parole, come rapita dalla magia di una cosa che non riesco ancora a definire.
E le racconto della possibilità dell’incontro, che Clarice così tanto programma e su cui ricama e cuce idee, immagini, sensazioni di ogni tipo. Sono un tantino perplesso, lo ammetto. Forse impaurito.
Julie mi prende le mani e mi dice, sottovoce: vai, non aspettare.
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