Pianificazione di un incontro

Hannibal, prima baciami e poi ascolta.Ho deciso di strutturarla così. Cominciamo da molto prima della telefonata. Facciamo finta di dar corso allo stream of consciousness di preparazione al nostro incontro. Perchè in effetti io ci ho pensato: come al solito mi son fatta diecimila film diversi, con diverse modulazioni di tempi e modalità di contatto. Pensavo addirittura di venire da te senza avvertirti, di chiamarti e di chiederti solo 10 minuti – nel silenzio più totale – e poi tornare a casa. Solo un abbraccio. E’ una cosa che si può fare senza destare alcun sospetto. Magari tutti avrebbero pensato a qualcosa di completamente diverso, a due amici che si incontrano dopo tanto tempo, a mio cugino di secondo grado, trasferito a Chicago, che mi fa le condoglianze per la morte di una prozia sconosciuta morta in Australia, a un compagno di scuola che dieci secoli prima era innamorato di me. Non anticipiamo però. Ti dico tutto in questa prima parte. Poi tu scrivi il tuo stream e alla fine ci immaginiamo come potrebbe essere il momento esatto del contatto, dai minuti prima, sai quelli da svenimento, al primo sguardo a tutto il resto. Potremmo anche scrivere una versione ridicola, per esorcizzare il terrore: io sicuramente, se non ci diamo delle istruzioni precise, sbaglierò tutto quanto per l’imbarazzo. Sbaglierò forse anche a scriverlo. Sì, sbaglierò anche a scriverlo. Non riuscirò a guardarti negli occhi neanche in versione virtuale che già sto confondendo con un ‘ipotesi reale perchè io , anche solo per una volta, vorrei vederti davvero: non voglio forzarti ma non riesco a pensare di non poterti mai neanche vedere. Non so esattamente quando, ma vorrei che mi dicessi che un giorno, anche fra sei secoli e mezzo, potremo incontrarci. Tra l’altro dovrà essere un incontro silenzioso, perchè avremo poco tempo e dovremo sfruttarlo tutto per guardarci. Sarà più facile di quanto si pensi. Poi ora che ti scrivo sto maturando una teoria medica: ci farà bene fisicamente perchè stempererà la tensione, anche se, ti dirò, è una tensione che mi piace moltissimo.
Ora cominciamo, ma senza incipit, senza struttura, senza nulla, perchè questi sono solo appunti joyciani (siete colleghi: anche lui era innamorato pazzo), pensieri che poi rimetteremo insieme quando avremo più di 70 anni, per la pubblicazione. Dico così per giustificarmi: sono ormai in uno stato di totale incapacità di intedere e di volere. Tra l’altro questa struttura è odiosissima perchè in questa prima parte tu non sei con me. Ma come potevo fare? Accidenti. Partiamo da due città diverse e, prima dell’incontro, dobbiamo essere necessariamente soli. Mmmm. Pure il destino letterario è crudele. Baciami ancora e poi inizio, promesso.
Ok. No basta, Hannibal, ti ho detto basta. Incontenibile. Guarda che il tuo alter ego, quello che mi ha ordinato di scrivere tutto entro stasera, poi s’arrabbia. Scusami ALTER. Comincio subito. Ovviamente facciamo finta che noi non ci siamo parlati e che questo è il mio stream del pomeriggio. Tu non hai mai parlato con me di incontri e affini. Let’s start

Concentriamoci sull’organizzazione. Quando sto per fare una cosa che va oltre ogni mia capacità di giudizio, giusto-sbagliato-opportuno-non opportuno, io mi concentro solo ed esclusivamente sull’organizzazione.
Senza alcun riguardo per Hannibal, io ho già deciso di andare a vederlo.
Sì vederlo, perchè se lui non volesse incontrarmi, andrò a Chicago in incognito, con il mio trench di pelle da spia anni ’50 e mi acquatterò dietro il palo del semaforo più vicino al suo ufficio. Il problema è che non lo riconoscerei comunque; quindi la prima ipotesi, tra l’altro sconnessa oltre ogni possibilità di umana concezione, deve essere scartata per impossibilità tecniche non superabili. Poi l’obiettivo è anche quello di farmi vedere quindi, in ogni caso, sarebbe un’enorme scemenza. Devo pensare soltanto alle cose essenziali. Dove vedersi, ad esempio. A Chicago? So più o meno dov’è ma devo calcolare il numero esatto dei chilometri.
www.usatf.org, vediamo: 2173 miglia
Praticamente 2200.
4 ore d’aereo.
Ora sto facendo calcoli inutili perchè potremmo anche vederci a metà strada. E forse sarebbe meglio perchè con due ore di viaggio per uno riusciamo anche a digerirlo, meglio il viaggio: ma cosa c’è tra Chicago e Burlingame? Devo andare oltre… Mi immagino la faccia di Hannibal quando gli dirò, con voce flautata: “Vediamoci a Kansas City”. Mmmmmm. So per certo che lui odia questi nomi composti. Devo trovare una località con un nomino semplice, ma vorrei che fosse un posto meraviglioso. Come faccio? Se non fossimo così lontani, vorrei incontrarlo nella mia terra, che è l’unico scenario possibile. Lo bendo in aeroporto e lo sbendo a Frisco. Sarebbe stupendo. Vedrebbe me e una delle più belle coste dell’ovest nello stesso istante e si dimenticherebbe di tutta la tensione dell’incontro, accarezzato da una natura che non lascia spazio a preoccupazioni di poco conto e che cancella tutte le paure. Comunque non si può fare e quindi, se lo scenario esterno non aiuta, devo concentrarmi su un interno, un interno non aperto al pubblico perchè ho bisogno di uno spazio privato. Devo anche capire quanto tempo potremo avere.
Devo chiederglielo. Dobbiamo metterci d’accordo su tutto quello che faremo dal momento del primo contatto visivo in poi. Deve essere un piano dettagliato altrimenti c’è il rischio di sprecare un sacco di tempo. Non mi sto preoccupando di quello che mi metterò. Non gli ho chiesto neanche quant’è alto, perchè non mi piace avere tacchi sovrastanti. Non mi sto preoccupando dell’opinione che si farà di me, del mio aspetto fisico e da pochissimo, da poche ore, penso che più che imbarazzata sarò interessata e curiosa. Forse gli chiederò di poterlo osservare con calma. In realtà voglio uno spazio chiuso perchè sarò paralizzata per i primi dieci minuti. Immobile. Ma avremo il nostro programma con tutte le fasi ben strutturate e basterà leggere ed eseguire. Non so: prendiamoci cinque minuti per guardarci bene negli occhi, un minuto per accarezzarci le mani, poi mi prendo sicuramente trenta minuti di abbraccio pranoterapeutico. Io non ho nessun superpotere. Sarà sicuramente un incontro sbilanciato a mio favore. Forse potremmo proprio decidere di fare qualcosa insieme facendo finta che sia solo un incontro come tanti. Lo chiamo e gli dico:”Hannibal ci vediamo domani pomeriggio alle 5 a Kansas City per vederci insieme “Lezioni di Piano” – che sicuramente non avrà ancora visto. Ecco. Potrebbe essere la soluzione. Lui arriva. Io non lo guardo neanche come se fosse una cosa del tutto normale, mi arrabbio pure perchè gli avevo chiesto di comprarmi un dolcetto alle mele e cannella e lui si è dimenticato, poi lui ride e mi dice che è meglio lui del dolcetto alle mele e io rido ma faccio una faccetta un pò offesa e dico: “Forse” saltando sul letto massacrandogli, senza intenzione, la gamba destra per poi accucciarmi vicino a lui e costringerlo finalmente a vedersi questo benedetto film.
Fa sempre di testa sua. E’ un ragazzo impossibile.

26 October 2006 | Blogroll, e-mail | Comments

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