Do ut des
Buogiorno Clarice.
Sta prendendo una piega particolare questa corrispondenza.
Da una telefonata per informazioni commerciali a epistole confessorie.
Intrigante, non c’è che dire.
Sì, penso che si possa fare. E’ molto più facile parlare di cose complesse con qualcuno che non si conosce. Il vantaggio nel fatto che le cose, se dette sinceramente non sono filtrate da sovrastrutture di preconcetti o di stereotipi. E’ come se le cose uscissero incolori, pulite, sine macula. E dall’altra parte vengono capite come dovrebbero, per quello che sono. E non giudicate, anche senza cattiveria, ma sempre giudicate.
Beh, la cosa se vuoi sfortunatamente non è semplice come l’ipotesi che seppure affascinante e piuttosto semplice potrebbe essere quantomeno verosimile. Las Vegas si presta a queste storie. Il fatto è che proprio non mi ci vedo nelle braccia di una sconosciuta professionista prezzolata, che per quanto efficiente, leva tutto quanto di bello ci potrebbe essere in una storia di sesso. (O forse no… mah)
La cosa è molto più complessa e risale esattamente a un anno fa.
In quei giorni ero a Washington per la medesima annuale riunione internazionale.
Regressione nella regressione. In quel tempo per un milione di motivi le cose in casa non andavano bene, per niente. Dopo 12 anni di matrimonio certe cose si spengono, certe altre si accendono ma non nell’ordine che vorresti. Così si spengono le belle e si accendono le spiacevoli.
Ritorno alla prima regressione
Ho incontrato una persona, MissX, una delle decine che conosco generalmente quando viaggio. Né più né meno una delle tante. Però… beh, c’era qualcosa di particolare, vorrei dirti a pelle. Sai quella sensazione di formicolio che ti viene dietro al collo e dietro le spalle… non saprei come descriverla altrimenti. Quando senti di poterti fidare, di lasciarti andare senza paura. E si comincia a parlare, quelle conversazioni che scorrono fluide e morbide, come se avessi conosciuto quella persona da 1000 anni. A me piace ascoltare le persone, ma in questo caso ho parlato molto. Di energia. anzi, di Energia. Magari ne parleremo in un altro momento.
Beh.. con MissX ci ritroviamo alla cena di gala di fine convegno e una parola tira l’altra, un ballo tira l’altro ci ritroviamo ad essere piuttosto coinvolti emotivamente. I nostri occhi non si vorrebbero mai dividere e così anche il resto di noi. Il seguito lo lascio alla fantasia che ognuno di noi vorrà avere, ma mi si creda quando dico che ho valicato un tabù che fino ad allora non avrei mai pensato di poter trapassare. E lo stesso è stato per lei.
Ecco, questo veramente è quanto è successo un anno fa.
Quest’anno la ho incontrata nuovamente. Ma le cose non sono andate come ci eravamo scritti durante tutti questi mesi di attesa. Notti passate a scriverci su messenger cose serie, buffe, forti e sottili. Notti passate a sognare di poterci incontrare ovunque, di continuare un momento che ci ha fatto capire molto di noi stessi. Lei era molto presa dall’organizzazione dell’evento, quest’anno. Sveglia presto la mattina, incontri con il direttivo… No, non c’era tempo per altro. Solo due ore prima di partire, la domenica sera, mi ha concesso due parole, per comprendere almeno che siamo ancora in contatto ma non come avevamo in qulche modo sperato in questo tempo.
Questo è il motivo delle mie tristezze. Niente daimon questa volta. E niente Bobbit. Solo cupezza nell’anima. Solo il non aver compreso che “uno è per me diecimila se è il migliore”.
Mi auguro di non averti scandalizzato, nè che tu possa pensare che sono un’ape inseminatrice. Ma certi momenti vanno oltre la capacità di gestire le regole.
Da allora… beh, da allora però ho dovuto fare i conti con i miei ormoni androgeni. Il prblema è che non riesco più a metterli in fila per sei col resto di due. Sembrano diventati anarchici. E’ un grande sforzo di volontà che li rintano dove è meglio che stiano fintantochè non passa il pericolo.
Ho passato il punto di non ritorno, ho assaggiato il sangue caldo.
Ora a casa le cose sono abbastanza cambiate, in meglio forse. Ma il limite resta sempre una cosa valicata e rivalicabile.
Adesso la conversazione si è fatta molto personale. Do ut des. Mi sembra di essere come nel famoso film …
Certo che mi è restata la curiosità di vedere come sei… irresistibile virago trentenne intelligente e ormai delusa dgli uomini. Pensa che quendo ho sentito la voce mi sono dipinto una Clarice Labrena con un tipico stereotipo di donna italiana meridionale: za Catena, piccola, larga, con le calze nere e i ferri in mano. Magari seduta su una sedia fuori dalla porta di casa. Scene che ho visto una volta nel quardiere di North Beach, San Francisco.
Comunque non pensare che non capisca il fatto che tu sia diventata un angelo. Non considero la cosa così patologica da essere oggetto di terapia. E’ come dici tu: bisogna trovare il bandolo della matassa.
Proprio come farebbe za Catena…
Ora tocca a te, Clarice labrena. Do ut Des
Un saluto da una cella si massima sicurezza.
Tuo per sempre
Hannibal Lecter
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